Caso del sig. Francesco Lo Pipero

Secondo la narrazione della moglie Sig.ra Maria Antonietta

Il signor Francesco Lo Pipero, 68 anni, è giunto all’ospedale Cervello di Palermo il 10 dicembre 2022 positivo al Covid-19. “Siamo arrivati con l’ambulanza alle ore 10 al nosocomio – racconta la moglie -, a mio marito è stato attribuito il codice verde. Lui stesso aveva chiesto di chiamare il 118 perché avvertiva fastidio al polmone e lui non era tipo da volere ricorrere all’ospedale. Il Covid lo aveva contratto alla clinica Latteri, dove era stato ricoverato lunedì 5 dicembre per un intervento di calcoli con rimozione di nefrostomia. Prima del ricovero, come da prassi, in clinica avevamo effettuato un tampone molecolare risultato negativo”.

I controlli, il tampone e l’attesa per il posto letto

“Arrivati in ospedale nella stessa ambulanza del 118 è stato sottoposto a un tampone di ulteriore verifica. Attendendo di entrare al pronto soccorso la dottoressa di turno che lo aveva preso in carico ha compilato con me la cartella clinica con la relativa anamnesi, includendo anche la terapia farmacologica visto che oltre il Covid aveva in atto un infezione con un alto valore di globuli bianchi. La dottoressa mi aveva rassicurato che in pochi giorni. una volta negativo, sarebbe tornato a casa e il fatto che era positivo al Covid lo facilitava al ricovero visto che il reparto Covid disponeva di posto libero. Peccato che la dottoressa finì il suo turno alle 14 e mio marito rimase in pronto soccorso senza essere più trasferito in reparto. Non abbiamo ricevuto più notizie fino alle 19, quando ci hanno informato che la situazione era stabile e che erano in attesa del trasferimento in reparto”.

In serata il peggioramento

“Alle 21.30 ricevo una chiamata – continua la moglie – dove mi comunicano che mio marito aveva avuto una crisi respiratoria e che si stava attendendo l’arrivo dei rianimatori. Dopo più di 11 ore al pronto soccorso, una volta rianimato e stabilizzato mio marito era stato portato in reparto Covid. La mattina dopo, domenica 11 dicembre, i medici mi comunicano che ci sono segni di miglioramento e che mio marito era stabile, vigile e collaborante tant’è che aveva chiesto pure del suo giubbotto che si era ricordato di avere quando era in ambulanza. La sera, a tarda ora, mi chiamano dal reparto Covid informandomi che il paziente aveva avuto una seconda crisi respiratoria e incalzati dalle mie domande, su come fosse possibile, risposero in maniera evasiva che il paziente durante la giornata aveva avuto alti e bassi. Da qui la decisione di portarlo in terapia intensiva quando già aveva in corso uno shock settico. Qui lo sottoporranno ad antibiotici ad ampio spettro (cosa che avrebbero dovuto iniziare subito al pronto soccorso), riferendoci che il quadro polmonare era compromesso anche se c’erano dei leggeri miglioramenti dal punto di vista respiratorio ed erano sempre in attesa dei risultati delle colture, partite solo il lunedì 12 mattina e non il giorno stesso del ricovero, il 10, come sarebbe dovuto essere visto che per avere l’esito dei prelievi colturali occorrono almeno tre-quattro giorni”.

“Il 13 dicembre ci comunicavano che mio marito era ancora grave e che erano sempre in attesa delle emocolture, con antibiogramma, fondamentali per individuare e identificare la presenza di un’infezione del sangue che può portare a sepsi e individuare la terapia antibiotica più efficace da somministrare. La mattina del 14 dicembre alle 8.30 i medici comunicano l’avvenuto decesso, aggravato da quanto più disumano e crudele possa sussistere, ossia che io ed i miei figli non abbiamo potuto vedere per l’ultima volta il nostro Francesco, come se fossimo in piena pandemia, perché c’è stato riconsegnato dentro la busta bianca autoptica direttamente in camera mortuaria, richiedendo l’immediato intervento dell’impresa funebre perché venisse deposto e chiuso nella bara. Fino al giorno prima avevo chiesto ai medici di fare un tampone a mio marito per verificare se nel frattempo si fosse negativizzato, così nell’eventualità che si fosse verificato l’irreparabile ci avrebbero risparmiato questa ennesima crudeltà: ma si sono rifiutati. Mio marito non è morto PER il Covid, ma CON il Covid sempre che nel frattempo non si fosse negativizzato. Causa del decesso: shock settico su cui non si è intervenuti per tempo, così da evitarlo”.

Francesco Lo Pipero

1954-2022