Pensieri dei familiari
Riflessione di Vincenzo che stila questa tabella:
x Marzo 2025
Pensieri di Sara Tulumello figlia di Ludovico
Caterina, quando papà si è rotto la gamba a settembre le cose sono state anche peggiori di come racconti. E’ arrivata la prima ambulanza e le due persone intervenute non capivano come trasportarlo. Poi è arrivata la seconda ambulanza e gli intervenuti chiedevano a me come fare. In 4 lo hanno legato alla barella, stringendo la gamba, non curandosi del dolore che lui, confuso, manifestava. Alla fine, legato, lo hanno messo in verticale dentro l’ascensore mentre noi gli parlavamo per confortarlo…
Provo orrore a ricordare tutto questo…
Riflessioni di Nunzio marito di Piera
Ho sempre pensato che il concetto generale che alberga nella mente di ogni cittadino sia quello di credere che in caso di urgenza e grave situazione di salute, ti rechi al P.S. di un qualsiasi ospedale perché quello è il posto più idoneo e sicuro per riceve le giuste prestazioni mediche urgenti per il tuo caso.
La notte del 3 agosto 2019 per un infarto in corso che colpisce mia moglie, Piera Figuccia Moschetti, questo pensiero, invece, nella mia mente è in conflitto con la paura di andare nel posto sbagliato perché tanti sono i casi di malasanità registrati in questo ospedale. In quei pochissimi minuti salendo in macchina devo decidere dove recarmi.
In pochissimi minuti, quasi secondi, devo decidere – e la scelta cade sul nosocomio più vicino a casa — pochissima strada e arrivo al P.S. di Villa Sofia, una scelta obbligata, con un infarto in corso ho tanta paura di arrivare in ritardo all’Ospedale Civico, molto lontano quasi 20/ 25 minuti di strada. Sarà stata la scelta sbagliata? Questo è l’interrogativo che mi martella la mente da 5 anni, dato che le perizie mediche richieste dal Pubblico Ministero riportano che l’infarto non è stato trattato con l’urgenza che il caso richiedeva cioè entro 2 ore o al massimo entro le prime ore della mattina. I tre medici che si alterneranno nei turni per tutto il periodo di degenza dal P.S. al reparto di terapia intensiva coronarica, hanno scelto che l’intervento di coronorografia si sarebbe fatto il lunedì cioè 72 dopo l’ingresso al P.S. Decisione in contrasto con quanto stabilito nelle Linee Guida.
Se fossi andato all’Ospedale Civico avrei trovato sanitari che avrebbero preso la decisione di intervenire immediatamente e mia moglie si sarebbe potuta salvare? Non lo so e il mio tormento è che non lo saprò mai.
Un processo penale, arrivato alle ultime battute, stabilirà la responsabilità o meno dei tre medici rinviati a giudizio per negligenza, imperizia, imprudenza nell’affrontare le cure del caso, causando il decesso della paziente.
Il caso di mia moglie allunga la lista dei decessi avvenuti all’ospedale Villa Sofia a cui sono seguiti processi penali e civili. Certamente con questo non possiamo e non dobbiamo mettere in discussione la professionalità di tutta la classe medica. Ci sono tanti, anzi tantissimi medici scrupolosi, attenti, preparati, capaci e con la giusta abnegazione che giornalmente svolgono il loro prezioso lavoro al servizio dei cittadini. A questi diamo onore e merito ed a questi siamo vicini nel chiedere, a chi è preposto alle scelte e al governo della sanità pubblica, di mettere in atto tutti gli strumenti e i mezzi per consentire ai sanitari di lavorare con serenità.
I troppi casi che la cronaca riporta su aggressioni a sanitari e infermieri, o danneggiamenti ai reparti ospedalieri, richiedono una particolare attenzione e programmazione di interventi perché è chiaro che qualcosa non funziona. Non possiamo credere e non possiamo pensare che medici o infermieri vadano al lavoro con l’intento di far male il loro lavoro o non trattare adeguatamente le patologie dei pazienti. Parimenti non possiamo credere e non possiamo pensare che i pazienti o i familiari arrivino nelle strutture sanitarie con l’intento di aggredire o danneggiare. Ogni manifestazione fuori dal vivere civile va condannata e perseguita, questi atti violenti non fanno altro che aggravare un sistema già di per se stesso in grande affanno. Ma pur condannando aspramente tali comportamenti dovremmo anche chiederci, — ma l’esasperazione a cui si arriva è sempre e solo frutto dei modi e delle maniere di agire degli avventori ? oppure è il modo e il sistema di trattamento del paziente che conduce ad una reazione esasperata e dettata dalla paura che le giuste e regolari attenzioni sanitarie non vengono poste in essere sul degente?
Le professioni sanitarie sono qualcosa di diverso di un semplice lavoro, chi ha scelto di fare questa professione deve essere consapevole che la professionalità e la gentilezza sono i requisiti essenziali per fare bene il proprio lavoro. Chi mette nelle mani di un medico la propria salute o la propria vita deve avere quel conforto minimo, di sapere che verrà trattato e curato nel migliore dei modi possibili, di sapere che ci saranno le giuste attenzioni diagnostiche e curative, di sapere che c’è la consapevolezza, da parte dei sanitari, che il paziente è nello stato d’animo di forte sconforto e paura e che la presenza e le premure del sanitario sono l’unica cosa rassicurante.
Purtroppo non sempre è così. Il caso che ho vissuto di mia moglie mi ha portato a queste considerazioni. Voglio sperare e mi auguro che un futuro prossimo si ponga più attenzione al settore sanità e al trattamento dei pazienti. Professionalità e non amicizia, investimenti e non tagli, abnegazione e non superficialità, volontà e non lassismo, visione generale e non interessi particolari, ricerca del meglio e non ritenere bastevole il mediocre .
Questi pochi e non esaustivi punti di qualità, secondo la mia visione di sanità pubblica, dovrebbero entrare nel quotidiano mondo sanitario”.
Piera Figuccia, donna amorevole e sbarazzina
Abbiamo pensato che per ogni storia di vittime di malasanità era giusto dare la possibilità a familiari e amici di lasciare un bel ricordo di chi a causa di singole ingiustizie oggi non è più al mondo. Piera Figuccia è stata la prima, cronologicamente parlando, a pagare le conseguenze della negligenza degli operatori sanitari. “Ho conosciuto mia moglie oltre 40 anni addietro, eravamo dei ragazzi. Lei appena ventenne , veniva da Marsala per studiare a Palermo, ci siamo innamorati immediatamente”, racconta il marito Nunzio Moschetti. “Decisi che doveva essere mia moglie e così è stato dal 21 luglio 1984”. Una donna “elegante e di una bellezza così sobria che appariva solo per quel portamento elegante, semplice e nobile allo stesso tempo. Seriosa ma sorridente al punto giusto, composta e sbarazzina quando lo voleva,amorevole,innamorata e amabile”. “Più che attraente ma per i più inarrivabile”, precisa il marito che ancora adesso si chiede come ha fatto a conquistarla. “Troppo bella per non essere guardata e desiderata, ma tanto riservata da non lasciare sperare. Non so come la conquistai, so solo che mi innamorai pazzamente di lei fino a sposarla e starle accanto in ogni momento della nostra vita”.
Una donna che fino all’ultimo ha dedicato tempo e amore alla sua nfamiglia: “Il nostro matrimonio con la grazia di Dio ci ha regalato una vita matrimoniale unica ed indimenticabile, due meravigliosi figli Marta e Severino che Lei ha cresciuto con tanto amore e dedizione coniugando lavoro e famiglia senza mai fare pesare il mio impegno politico che toglieva tanto tempo per Lei e la famiglia. La sua grande felicità è stata la bellissima famiglia che abbiamo avuto con i nostri figli, il genero Gianfranco e la nuora Daria nonché il massimo che Dio ci ha donato, i nostri nipotini. Adesso sono trascorsi più di 40 anni ed una vita passata sempre assieme”.
Per Piera l’importante era trovare sempre una soluzione, nel suo cuore non c’era spazio per rancori o comportamenti fuori posto. “In ogni momento difficile o bello della nostra vita – afferma il marito – è sempre stata presente e accanto con discrezione, mai una parola o un comportamento fuori posto, mai toni alterati o di rancore verso nessuno e per nessuna cosa. Trovava sempre una soluzione a tutto.
Chi conosceva Piera la ricorda come moglie, madre e nonna esemplare, apprezzata per la bontà, il senso della misura e della discrezione e che riusciva ad avere sempre un pensiero gentile per tutti. La sua eleganza d’animo oltre che di comportamento sono il ricordo più bello per tutti.
Nel ricordo del marito Nunzio non può non esserci spazio per dei rimpianti. “Non abbiamo avuto nemmeno la possibilità di dirci addio, è andata via senza che le potessi tenere la mano, dargli un bacio, rassicurarla con la mia presenza, sola in un letto operatorio senza più nessuna speranza. Adesso mi manca , mi manca per tutto. Mi mancano le sue mani sulla mia faccia, i suoi baci, i miei baci e i miei abbracci fortissimi da toglierle il respiro. Mi manca di potermi occupare di lei, di starle accanto e portarla in giro per la città. E’ vero che incontrandoci e sposandoci abbiamo avuto tanto dalla vita e però, troppo più di tanto, la vita si è ripreso privandola di vivere ancora tanti anni con la nostra famiglia, le nostre giornate, il sole, il mare, la città, i nostri divertimenti”.
Una tragica circostanza sanitaria inaccettabile e incomprensibile ha segnato l’epilogo della sua meravigliosa esistenza, quel 3 Agosto 2019, giorno in cui si è spenta in ospedale e su cui una causa penale ne stabilirà le responsabilità.