IL racconto del marito Piero Moschetti
Il 3 agosto 2019 per un ulteriore presunto caso di malasanità, in fase di accertamento penale presso il Tribunale di Palermo, si spegneva la vita di mia moglie Piera Figuccia Moschetti a soli 61 per un infarto accertato al P.S. e trattato nel reparto UTIC dell’ospedale Villa Sofia.
Andiamo per ordine per raccontare la triste storia. La sera del 2 agosto ci troviamo a casa e dopo aver finito di cenare, ci accomodiamo sul divano per trascorrere le ultime ore della giornata guardando un programma televisivo. Intorno alle 10,30 mia moglie accusa un forte dolore toracico e comincia a sentirsi molto male. Senza indugiare, mi reco con il mio mezzo al P.S. di Villa Sofia. Arrivati allerto i paramedici che mia moglie ha un infarto in corso ed immediatamente iniziano le procedure con i primi elettrocardiogrammi, terapia farmacologica e calmanti. Nel frattempo iniziano anche le procedure per gli esami di rito in caso di infarto e richiesta al reparto di cardiologia di consulto cardiologico.
Avrebbe dovuto subito attrarre l’attenzione non solo quello che la stessa macchina evidenziava automaticamente che si trattava di infarto miocardico acuto stemi ma ancor di più i valori enzimatici della troponina chaumentavano paurosamente ad ogni prelievo, passando da 104,2 al primo esame a 1020 al secondo esame per arrivare al terzo esame a 2997,4. Se si pensa che le Linee
Giuda indicano il valore massimo oltre il quale scatta l’allarme pari a 15,6 siamo praticamente a 6 volte maggiore nel primo rilevamento, 67 volte il secondo e ben 194 volte maggiore al terzo e ultimo rilevamento. Dalle stesse Linee Guida si evince chiaramente che il combinato disposto di elementi quali forte dolore toracico, elettrocardiogrammi rilevatori di infarto stemi, troponina dai valori abnormi, deve condurre i sanitari ad effettuare la coronorografia immediatamente entro le due ore. Alle ore 06,00 circa mia moglie invece viene ricoverata all’UTIC, io la seguo fino al piano e dopo di chè il medico mi invita ad andare via perché, giustamente, non si può stare in reparto e mi informa che il lunedì successivo, siamo alla mattina del sabato 3 agosto, si programmerà la coronorografia. Il suddetto medico andrà via a fine turno alle ore 08,00 senza però programmare l’intervento, il successivo collega che resterà fino alle ore 14,00 da me contattato nell’orario consentito all’ingresso dei parenti si limita a comunicarmi della programmazione dell’intervento
sempre per il lunedì successivo, non rilevando altro, il terzo entrato in servizio alle ore 14,00 non attiva altro se non la normale attività, trovandosi poi a gestire alle ore 19,00 circa, l’evento devastante dell’infarto in corso già dalla giornata precedente attivando d’urgenza l’emodinamista reperibile che a quel punto non può far altro che registrare la morte alle ore 20,00 circa, per rottura
di cuore causa l’infarto galoppante per tutto il periodo dall’ingresso al P.S. fino al giorno successivo. Quello è stato l’ultimo momento in cui ho visto mia moglie ormai in fin di vita.
Con i miei figli abbiamo ritenuto proprio per quanto indicato dalle Linee Guida sulle procedure da seguire in questi casi, di procedere a presentare denuncia ai Carabinieri per l’accertamento dei fatti, la Procura della Repubblica con l’accusa di imperizia, imprudenza e negligenza ha rinviato a giudizio i tre sanitari. Ad oggi a distanza di 5 anni e oltre siamo alle battute finali del processo penale con la richiesta di condanna da parte del P.M. per i tre sanitari.
Piera Figuccia Moschetti
1958 – 2019
