Croce rossa, guerra legale con Villa Sofia: “Il parcheggio dell’ospedale è nostro” L’area sequestrata dalla polizia municipale è di proprietà dell’ente nonprofit che nel 2019 ha fatto causa all’azienda. “Quel terreno è stato dato in gestione a una società con fini di lucro e abbiamo segnalato il fatto alle autorità”
Appartiene alla Croce rossa italiana parte del terreno su cui insiste il parcheggio a pagamento dell’ospedale pubblico Villa Sofia di Palermo, affidato senza gara d’appalto all’Automobile club servizi srl (Acs), sin dal 2008. Qualche giorno fa l’attività dell’Acs è stata sequestrata dalla polizia municipale perché priva della Segnalazione certificata di inizio attività (Scia). Spunta adesso una sentenza che getta maggiori ombre sull’affidamento diretto all’Automobile club. Nel 2019 il tribunale di Palermo ha condannato l’azienda Villa Sofia-Cervello al pagamento di un indennizzo di circa 138mila euro oltre interessi, da versare all’ente strumentale alla Croce rossa italiana. L’ente aveva intentato una causa civile contro l’azienda sanitaria per l’occupazione «senza titolo» dell’area di loro proprietà: circa 2.474 metri quadrati. Il giudice diede ragione all’ente.
Di quella convenzione stipulata dal Villa Sofia-Cervello nel 2008 la Croce rossa non era stata informata. A quel tempo direttore generale era Antonino Bruno, direttore amministrativo Carlo Sitzia e direttore sanitario Salvatore Requirez, attuale dirigente del dipartimento per le Attività sanitarie e osservatorio epidemiologico (Dasoe) della Regione. Requirez è anche uno storico e cultore dell’automobilismo sportivo, nonché profondo conoscitore della storica corsa della Targa Florio. Il socio unico e proprietario al 100% della società che gestisce il parcheggio è l’Automobile club Palermo.
«Siamo un ente pubblico senza finalità di lucro — dice Claudio Malavasi, dirigente generale dell’ente strumentale alla Croce rossa italiana — La vicenda è abbastanza irritante, principalmente dal punto di vista morale, visto che l’area è stata data in gestione a una società a scopi lucrativi. Inizialmente abbiamo chiesto all’azienda ospedaliera di acquistare la parte di nostra proprietà ma la trattativa non è andata a buon fine. L’unica cosa che hanno fatto è stata farci opposizione. Noi abbiamo segnalato la vicenda a tutte le autorità competenti. Dispiace questo atteggiamento da parte di un’azienda ospedaliera pubblica. Siamo un ente pubblico come loro».
Fonte: Repubblica.it – Autore : Giada Lo Porto