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Va a Villa Sofia per un prelievo di sangue ma cade e si rompe un femore: sarà risarcita con 50 mila euro

La donna era scivolata su un gradino all’uscita di un ambulatorio a maggio del 2021 ed era finita al pronto soccorso. Il tribunale civile ha condannato l’ospedale ritenendolo responsabile dell’incidente.

Era andata a Villa Sofia per fare un prelievo di sangue in vista di un intervento agli occhi, ma era scivolata su un gradino all’interno dell’ospedale ed era finita dritta al pronto soccorso con un femore rotto. Una caduta di cui, secondo il tribunale civile, sarebbe responsabile proprio la struttura sanitaria che è stata condannata a risarcire la sfortunata paziente con oltre 50 mila euro.

La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico della terza sezione, Adriana Pandolfo, che ha accolto le istanze della donna, che oggi ha 73 anni ed era rimasta vittima dell’incidente la mattina del 27 maggio del 2021, e le tesi degli avvocati che la assistono, Marco Passalacqua e Cesare Leone. L’azienda ospedaliera Ospedali riuniti Villa Sofia Cervello dovrà versare per l’esattezza 50.942,75 euro, oltre agli interessi, le spese di lite e quelle per la consulenza tecnica.

Quella mattina di primavera aveva piovuto e la paziente, assieme al marito e alla nuora, era andata al Cto per le pratiche legate a un intervento oculistico. Era stata mandata in un ambulatorio di Villa Sofia per un prelievo di sangue, ma uscendo era caduta su uno scalino in marmo, reso scivoloso proprio dalla pioggia. A testimoniarlo durante il processo sono stati proprio i suoi parenti che hanno anche messo in evidenza come vi fossero “né un passamano né delle strisce antiscivolo”.

Per aiutare la signora era subito intervenuto un dipendente dell’ospedale che, con una sedia a rotelle, l’aveva accompagnata al pronto soccorso, dove le era stata diagnosticata una frattura al femore destro.

Per il giudice, all’esito del dibattimento, “è stata raggiunta la prova dell’evento di danno e della sua riconducibilità causale ad un bene di pertinenza dell’azienda ospedaliera convenuta, che nell’occasione si presentava in condizioni tali da rappresentare un pericolo per l’utenza”, come si legge nella sentenza.

L’ospedale ha provato a difendersi sostenendo che “dai terminali e dalla piattaforma digitale del nosocomio di Villa Sofia e, nello specifico, dell’unità operativa di Oculistica, non risulta alcun invito per il 27 maggio 2021 per la signora né che la stessa abbia eseguito un prelievo ematico in regime di prericovero quella mattina”. Ma per il tribunale “è pacifico che la caduta sia avvenuta all’interno dell’azienda convenuta, risultando quindi irrilevante il motivo per cui la signora si trovasse in quei luoghi”. Da qui la condanna.

Fonte: Palermo Today – Autrice: Sandra Figliuolo