Il pronto soccorso di Villa Sofia è al gelo, gli spifferi vengono coperti con scotch e traverse sanitarie
I pazienti in attesa di essere trasferiti nei reparti di degenza per il ricovero sono costretti al freddo e a portare da casa le coperte. Uno di loro a PalermoToday: “Rischiamo di essere dimessi con la polmonite”. Dall’azienda ospedaliera fanno sapere: “Usiamo la stanza usata per non lasciare nessuno nei corridoi, grande disagio per via dei lavori di ristrutturazione. Ma continuiamo a garantire 150 accessi al giorno”
Le pompe di calore non funzionano, i riscaldamenti non possono essere ancora accesi e gli spifferi vengono coperti alla meno peggio con delle traversine sanitarie assorbenti attaccate con lo scotch. È il paradosso del pronto soccorso di Villa Sofia, dove i pazienti che sono lì per curarsi sono costretti ad attendere al gelo il ricovero. L’impianto al soffitto è guasto e spara aria fredda, mentre la gente nelle barelle si copre con delle coperte portate da casa. I “faldoni”, che di solito vengono utilizzati come coprimaterasso, sono stati così utilizzati per tentare di isolare la stanza dalle basse temperature. Ma, paradosso nel paradosso, questa situazione, come spiegano dall’ospedale, è determinata dal fatto che – per non lasciare i pazienti nei corridoi – venga utilizzato un locale non destinato in realtà a quest’uso.
A raccontare a PalermoToday quello che sembra essere un girone dell’inferno è un paziente, giunto al pronto soccorso con un’occlusione intestinale che è in attesa di essere trasferito al reparto. “Sono rimasto in osservazione per tutta la notte – spiega – con una temperatura glaciale. Il pronto soccorso di Villa Sofia è sprovvisto di coperte, siamo congelati. Gli infissi sono fatiscenti, spifferi ovunque. Un infermiere ha così coperto la finestra con un faldone. Una scena da Terzo mondo. Che modo è di curarci, se alla dimissione rischiamo di beccarci una polmonite?”.
Il paziente non è l’unico a essere ospitato in quella stanza. “Ho 65 anni – puntualizza – e sono il più giovane tra i presenti. Con me ci sono tre donne, di cui una ultranovantenne e con patologie ben più gravi delle mie. Abbiamo trascorso una notte al gelo, perché non si liberavano posti di degenza adatti ai nostri problemi. I riscaldamenti sono spenti, l’impianto al soffitto invece guasto, se acceso rilascia aria fredda. Se non fosse per le nostre famiglie, non avremmo avuto neppure le coperte con cui provare a riscaldarci.
Fonte: Palermo Today /Autore: Federica Virga