240627-1

Muore per un ascesso dentale dopo una setticemia, rinviato a giudizio un medico di Villa Sofia

Era arrivato al pronto soccorso per quello che sembrava essere un semplice ascesso dentale, ma da lì è uscito morto. Ora è stato rinviato a giudizio il medico che gli prescrisse l’antibiotico rimandandolo a casa. Lo ha stabilito il gip dopo che il pm aveva chiesto l’archiviazione. Dopo che è stata accolta l’opposizione presentata dalla famiglia, il gip Fabio Pilato ha stabilito l’imputazione coatta per il dottor Giovanni Maltese, responsabile, dell’equipe dell’unità operativa complessa di Odontoiatria e Stomatologia dell’ospedale Villa Sofia che ha visitato per la prima volta Francesco Santoro, 46enne palermitano deceduto ad aprile dello scorso anno. L’udienza è stata fissata il prossimo 10 luglio.

Dopo la morte, la famiglia Santoro ha presentato una querela e denunciato l’azienda sanitaria. Ora, a distanza di un anno, arriva l’imputazione coatta perché “con imprudenza e negligenza – scrive il pubblico ministero Vittorio Coppola – nonché con violazione delle raccomandazioni previste dalle linee guida, nella qualità di medico di turno nel reparto di odontomastologia dell’ospedale Villa Sofia, richiesto per una consulenza dal medico di turno del pronto soccorso del medesimo ospedale, cagionava il decesso del paziente omettendo di effettuare un esame strumentale dell’urgenza odontoiatrica”.

Santoro, inoltre, come sottolinea il pm avrebbe dovuto essere ricoverato per effettuare tutti gli accertamenti del caso: “Lo stesso medico ometteva altresì di disporre il ricovero ospedaliero non disponendo né un drenaggio né altri trattamenti chirurgici farmacologici d’urgenza di cui necessitava il paziente a causa dell’ascesso dentale da cui era affetto e per cui si era presentato al reparto di medicina d’urgenza di questo ospedale”. Viene così accolta l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dai legali della famiglia Rosanna Siino e Domenico Cancemi (che difendono rispettivamente la sorella, la madre e l’altra sorella di Santoro) contro la richiesta d’archiviazione.

Era il 17 marzo del 2023 quando Francesco Santoro, accusando dolori alla mascella destra, iniziava a prendere l’antibiotico. Non vedendo miglioramenti nei due giorni successivi, contattava il suo medico curante che prescriveva una terapia antibiotica intramuscolo per 6 giorni. Nonostante ciò, considerato che non vi era alcun miglioramento, la mattina del 22 marzo si recava al pronto soccorso di Villa Sofia, con il lato destro della mascella notevolmente gonfio. Mandato al reparto di Odontostomatologia, veniva visitato dallo specialista di turno, il dottor Giovanni Maltese, il quale si limitava – secondo quanto si legge nella ricostruzione fatta nell’opposizione -“a inserire un dito in bocca al paziente e a prescrivere nuovamente dei farmaci, nello specifico Rocefin, Flagyl e al bisogno Oki”.

Veniva così dimesso e rimandato a casa, con una cura da fare per una settimana. Il 24 marzo, al centro dialisi in cui era in cura, veniva scoperta la setticemia: i suoi globuli bianchi erano di molto superiori al consentito, ecco che si era reso necessario un ricovero urgente. La corsa al pronto soccorso del Cervello, gli esami, la sepsi in corso: Santoro veniva così ricoverato al reparto di Malattie Infettive. Morirà il 7 aprile del 2023. La famiglia, dopo il decesso, ha presentato una querela: la sorella ha raccontato che dopo la prima volta al pronto soccorso, nessuno degli operatori al triage gli ha effettuato un prelievo venoso, dirottando il fratello direttamente al reparto di Odontomastotologia per una consulenza con il medico, ora rinviato a giudizio.

Fonte: Palermo Today – Autrice: Federica Virga