Topi, immondizia, siringhe sul pavimento: viaggio negli ospedali abbandonati di Palermo
di Giada Lo Porto
In via Ingegneros c’è un palazzone abbandonato di sette piani che appartiene all’azienda Villa Sofia Cervello. Fino a trent’anni fa era un ospedale con varie unità operative fra cui oculistica, odontoiatria e pneumologia. Poi è stato chiuso e si è provato a recuperarlo senza riuscirci. Gli ingressi sono murati con mattoni di tufo per evitare l’intrusione dei vandali. Qualcuno ha provato a entrare squarciando la parete. Il buco è ancora lì. L’odore dell’erba fa a pugni con la puzza di chiuso che esce dalle finestre divelte. Dentro il gigante della sanità in disuso tutto è congelato. Un lampione si è spezzato ed è rimasto sull’asfalto. Un vecchio telefono bianco è fra le macerie. A terra c’è persino una perizia sull’ampliamento del padiglione chirurgico. Il suono delle ambulanze alla ricerca di un posto letto squarcia il silenzio in cui è piombato questo gigantesco palazzo. Un emiro con la barba bianca disegnato sulla parete fatiscente sembra osservare i pilastri posti per la ristrutturazione di cui non resta che il ricordo. L’unica fonte di vita sono i ficus del grande parco in cui si nota un segnale arrugginito che indica il parcheggio e una videosorveglianza non funzionante su cui si posano i gabbiani.
Fonte: Repubblica Palermo