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“Interventi estetici pagati dal servizio pubblico”: condannato a 7 anni l’ex primario Matteo Tutino

Avrebbero utilizzato il reparto di Chirurgia maxillo-facciale di Villa Sofia per eseguire non interventi necessari per curare la salute dei pazienti, ma di chirurgia plastica, con l’unico scopo, quindi, di migliorare il loro aspetto estetico. Era venuto fuori nel 2015, con un’inchiesta dei carabinieri del Nas e stasera, dopo ben 8 anni, è arrivata la sentenza di primo grado e sono solo due i condannati, l’ex primario del reparto (e medico personale dell’ex governatore Rosario Crocetta) Matteo Tutino, al quale sono stati inflitti 7 anni di carcere e che per la vicenda era stato anche arrestato, e Giacomo Sampieri, ex manager dell’ospedale, al quale sono stati inflitti 4 anni (per lui la Procura aveva però chiesto l’assoluzione). Per gli altri è scattata invece la prescrizione.

La sentenza è stata emessa dalla terza sezione del tribunale, presieduta da Fabrizio La Cascia, che ha pure voluto assolvere nel merito Damiano Mazzarese, dirigente del reparto di Anestesia e rianimazione, difeso dall’avvocato Sergio Monaco. Prescrizione per l’ispettore della Digos Giuseppe Scaletta e per la moglie, la genetista Mirta Baiamonte.

Tutino e Sampieri sono stati anche interdetti per 5 anni dai pubblici uffici e dovranno pure risarcire le parti civili, versando 20 mila euro all’assessorato regionale alla Sanità, 15 mila all’Ordine dei medici e 25 mila a Villa Sofia.

Durante il processo – l’accusa è stata sostenuta dai pm Andrea Zoppi e Giacomo Brandini – sono stati sentiti anche i pazienti che avrebbero beneficiato degli interventi di chirurgia plastica spacciati per operazioni necessarie: “Era gratis e Tutino mi disse che si poteva ridurre la pancia – raccontò uno di loro ai giudici – allora ero fissato col fisico, facevo palestra, e accettai”. E aveva aggiunto: “Quando rifiutai di rifare anche il naso, Tutino mi disse: ‘Rifiuti un regalo da 4 mila euro!’. Non ho pagato nulla né ho mai prenotato l’intervento, era tutto gratis e visto che me lo diceva il medico io non mi sono chiesto perché”.

Una quarantenne spiegò che dopo aver fatto “delle punturine” nello studio di Tutino si sarebbe rifatta il naso a Villa Sofia: “Avevo uno gobba come quella di Dante”, disse al tribunale, aggiungendo di non ricordare le modalità di pagamento dell’intervento: “Non so, forse allora ero esente per reddito…”.

Un giovane che voleva rifarsi anche lui naso dichiarò di essersi rivolto privatamente a Tutino: “Avevo letto il suo nome sul giornale, ci andai e lui disegnò il profilo che mi avrebbe fatto. Concordammo la cifra da 5 mila euro per l’intervento che avrebbe dovuto essere eseguito in una clinica privata. Poi Tutino mi chiamò e mi disse che si potevano risparmiare mille euro se fossi stato operato a Villa Sofia e accettai. Non ho mai pagato il ticket – aggiunse in aula – e ho versato delle rate a Tutino quando andavo allo studio per le medicazioni. Pagai solo 2.300 euro, però, poi ebbi una discussione con lui perché, dopo un secondo intervento, il naso non somigliava a quello del disegno…”

Fonte : Palermo Today                                   Autrice : S. Figliuolo